Jazz

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Ferruccio Laviani

Azienda: Emmemobili

Ubicazione: Appartamenti Imperiali

Anno di realizzazione: 2011

Anno di installazione: 2021

Descrizione dell'opera

«Aver scelto di essere architetto e designer in Italia la considero una delle grandi fortune della mia vita perché sarebbe stato impossibile, soprattutto alcuni decenni fa, esprimere la mia creatività attraverso il mio lavoro in un paese che non fosse questo. Imparare a conoscere la nostra tradizione manifatturiera per realizzare al meglio ogni mio progetto, è una lezione che non finisce mai e che aggiunge, pezzo per pezzo, nuova energia e idee alla mia immaginazione» (Ferruccio Laviani)

L'artista

Ferruccio Laviani
(Cremona 1960)

Si laurea in architettura al Politecnico di Milano nel 1986, ma già dal 1983 lavora, ed è poi socio, presso lo studio De Lucchi. Nel 1991 apre il suo studio a Milano ed è art director di Kartell, ruolo ricoperto anche presso Flos, De Padova, Foscarini, Moroso, Society Limonta ed Emmemobili.

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Firma oggetti e allestimenti di spazi commerciali, uffici e residenze per Bisazza, Dada-Molteni&C, Moroso, Unopiù, Lema, Poltrona Frau, FontanaArte, Fratelli Boffi, Richard Ginori, Laufen, Londonart, Citco, Ragno Marazzi Group, Memphis, Driade, Panasonic, Pelikan, Cassina, Dolce & Gabbana, Barovier&Toso, Piper-Heidsieck, Missoni, Citroën, Hansgrohe, Martini & Rossi, Swarovski, Veuve Clicquot, Moët Hennessy, Rinascente, Piombo, Ermenegildo Zegna, Paula Cademartori, Renault, Zuhair Murad, Haworth, Emilio Pucci, Zara, Habitat, Pasticceria Cova, Samsung. Nel 2000 il Kartell Museo, per cui progetta gli interni, vince il premio Guggenheim Impresa & Cultura. Tra le sue mostre: Design Italiano Hoje: reflexões e projetos a San Paolo nel 2001, Peep O-Rama: The Furniture Show, che celebra il suo sodalizio con Emmemobili, a Milano nel 2018, The Art Side of Kartell a Palazzo Reale, e Kartell Land: Celebrating 70 Years of Italian Design History a Shenzhen nel 2019. Sue opere sono nella collezione dell’Indianapolis Museum of Art e del Musée des Arts Décoratifs di Parigi.

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© Credits: Massimo Listri