Cielo giallo

Cielo giallo

Piero Guccione

Concessa da: Eredi famiglia Guccione

Materiale/Tecnica: olio su tela

Ubicazione: Belvedere inferiore del Torrino del Quirinale

Anno di realizzazione: 2011-14

Anno di installazione: 2020

Descrizione dell'opera

È un’opera della stagione estrema di Piero Guccione: estrema non tanto perché appartiene ai suoi ultimi anni di vita, quanto perché in quest’epoca l’artista giunge a una rarefazione assoluta dei suoi soggetti. Il suo linguaggio, che sembra minimalista, è in realtà il contrario di quella tendenza. Mentre il minimalismo voleva espellere il significato dall’opera, in una tabula rasa di forma e pensiero, il lavoro di Guccione è denso di significati e si potrebbe definire una metafisica lirica. Ci spieghiamo meglio. Nel Cielo giallo si avverte la presenza, il ricordo, la nostalgia del cielo. Tuttavia la sua apparizione suggerisce anche un oltre che è insieme infinito e indefinibile. Il dato naturale rimanda a qualcosa che va al di là del visibile. La visione allora coincide con la rivelazione, lo sguardo con l’idea. L’opera si stacca anche dal concettualismo diffuso nel periodo, perché esprime ancora tutta la magia della pittura. O, per dir meglio, esprime tutta la sapienza dell’artista che, per via di levare, arriva all’essenzialità, a una sorta di silenzio eloquente che ricorda l’aforisma di Wittgenstein: «Di ciò di cui non si può parlare, bisogna tacere». Dopo che il secolo breve aveva lungamente osteggiato il paesaggio, Guccione dimostra che è ancora possibile dipingere la natura: senza descrizioni accademiche, ma anche senza sperimentalismi, con apparente semplicità. Basta tramutare la fisica in metafisica, appunto: cioè dipingere un cielo in tutta la sua bellezza – la maestà della luce, le declinazioni dell’azzurro, il distendersi di un giallo che si allenta nel rosa – ma catturando anche tutto il suo mistero. (Elena Pontiggia)

L'artista

Piero Guccione
(Scicli 1935 - Modica 2018)

Dopo il diploma all’Istituto d’arte di Catania, nel 1954 si trasferisce a Roma dove frequenta i pittori neorealisti. Nel 1960 tiene la sua prima personale a Roma. Dal 1961 al 1964 frequenta il gruppo Il pro e il contro formato anche dagli artisti Attardi, Calabria, Farulli, Giaquinto e Vespignani. Nel 1966 espone per la prima volta alla Biennale di Venezia e diventa assistente di Guttuso all’Accademia di Belle Arti di Roma, in seguito titolare di cattedra fino al 1969. Alla fine degli anni Sessanta costruisce una casa estiva in un lembo estremo della Sicilia orientale, dove i suoi soggiorni si fanno sempre più frequenti e prolungati.

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Nel 1971 Ferrara gli dedica la prima antologica a Palazzo dei Diamanti e l’anno successivo espone nuovamente alla Biennale, dove torna anche nel 1978, 1982, 1988 e 2011. Nel 1973 Leonardo Sciascia, presentando una sua mostra a Palermo, conia il termine ‘platitude’ per definire la sua cifra stilistica come una fuga dalle sensazioni per andare e restare oltre il tempo. Nel 1979 rientra in Sicilia, sull’altopiano modicano, dove trascorre il resto della vita e crea i famosi mari ‘assoluti’, divenendo negli anni il riferimento del gruppo di Scicli. Con la fine degli anni Settanta arrivano anche le prime affermazioni personali all’estero. Nel 1985 il Metropolitan Museum of Art di New York presenta una sua antologica di grafica. Nel 1988 la Biennale di Venezia gli dedica una sala personale nel Padiglione Italia. Accademico di San Luca dal 1995, riceve il premio speciale per la Cultura della Presidenza del Consiglio dei ministri nel 1999 e la medaglia d’oro della Presidenza della Repubblica italiana come Benemerito dell’arte e della cultura nel 2004. Le sue opere sono nelle collezioni del Senato della Repubblica italiana e al Metropolitan di New York. Nel 2011 al Festival internazionale del film di Roma e alla Biennale di Venezia viene presentato il film documentario Piero Guccione, verso l’infinito.

Cielo giallo

© Credits: Massimo Listri