Impronta

Impronta

Luciano Fabro

Concessa da: Archivio Luciano e Carla Fabro

Materiale/Tecnica: serigrafia su vetro e base in ferro

Ubicazione: Galleria dei Busti

Anno di realizzazione: 1964-65

Anno di installazione: 2021

Descrizione dell'opera

Al centro di un tondo di cristallo, l’impronta della rotazione del palmo della mano di Luciano Fabro. Le impronte sono di due tipi: trasparente su fondo satinato, opaca su fondo trasparente. Le impronte sono normalmente poggiate su una base in ferro disegnata dall’artista. «È un’esperienza circa la possibilità di definire un punto intermedio allo spazio. Ossia: lo spazio che dal fruitore continua oltre il cristallo viene definito in un suo punto senza esserne interrotto, data la non percettibilità dell’impronta come massa, quantunque essa sia evidente come presenza». Fabro usa lo spazio come fosse un materiale, come una materia in cui lavora con interventi minimi. Quello che fa con queste opere non è disegnare i confini dello spazio o esprimerlo tramite strutture, ma asserire che lo spazio non è altro che la risultante delle nostre esperienze sensoriali. «[…] quello dell’Impronta è un campo spaziale in quanto tu percepisci uno spazio e non una materia, non vedi il vetro ma [...] un campo astratto, ottenuto con dei mezzi concreti». (Archivio Luciano e Carla Fabro)

L'artista

Luciano Fabro
(Torino 1936 - Milano 2007)

Nel 1942, si rifugia con la madre in Friuli, regione d’origine della famiglia, dove rimane fino al termine degli studi. Determinato a fare l’artista, nel 1959 si trasferisce a Milano e, in un clima di vivace scambio culturale, entra in stretto contatto con Lucio Fontana, Piero Manzoni, Dadamaino, Gianni Colombo, Enrico Castellani, e con i critici Carla Lonzi e Saverio Vertone. Alla prima mostra personale, nel 1965, espone Buco, Impronta, Raccordo anulare, Ruota, Struttura ortogonale assoggettata ai quattro vertici a tensione, Tondo e rettangolo.

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In queste prime opere sono già presenti le riflessioni sullo spazio, la percezione e il coinvolgimento del fruitore che ritroveremo come costante nel suo lavoro. Nel 1967, con Boetti, Kounellis, Paolini, Pascali e Prini, partecipa alla definizione dell’identità del primo nucleo di giovani che il critico Germano Celant propone alla galleria La Bertesca di Genova come rappresentanti dell’Arte povera. È presente alla Biennale di Venezia nel 1972, 1976, 1980, 1984, 1986, 1993, 1995, 1997, e a Documenta di Kassel nel 1972, 1982 e 1992. Espone alla Carnegie International di Pittsburgh nel 1985 e 1988, alla Biennale di San Paolo nel 1975 e 1996, alla Biennale di Sydney nel 1988 e 2018. Nel 1979, con Hidetoshi Nagasawa e Jole De Sanna, rilancia la Casa degli artisti a Milano, dove inizia un lavoro teorico di scambio e riflessione intergenerazionale sull’arte, che prosegue fino alla sua morte. Insegna all’Accademia di Belle Arti di Carrara dal 1979 al 1982 e all’Accademia di Brera di Milano dal 1983 al 2002. Sue retrospettive si svolgono al PAC di Milano nel 1980, al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles nel 1988, al Museum of Modern Art di San Francisco nel 1992, al Centre Pompidou di Parigi nel 1996 e alla Tate Gallery di Londra nel 1997. A partire dagli anni Novanta, si concentra su installazioni permanenti in spazi pubblici: Portovenere ad Aalen e Contratto sociale a Breda nel 1992, Italia all’asta a San Gimignano e Giardino all’italiana a Basilea nel 1994, Araba Fenice a Reggio Emilia nel 2005, Colonna di Genk nel 2007. Le sue opere sono conservate nei maggiori musei pubblici e in importanti collezioni private: Museo del Novecento a Milano, GNAM e MAXXI a Roma, Castello di Rivoli, Museo di Capodimonte e Madre a Napoli, Kunst Museum Winterthur, Middelheim Museum di Anversa, Centre Pompidou e Musée d’Art Moderne de la Ville a Parigi, Stedelijk Museum di Amsterdam, Reina Sofía di Madrid, Tate di Londra, MOMA di San Francisco, MoMA e Guggenheim Museum di New York, Walker Art Center a Minneapolis, Carnegie Museum of Art a Pittsburgh; Magazzino Italian Art Foundation a Cold Spring, Pinault Collection a Venezia e Fondazione Beyeler a Riehen.

Impronta

© Credits: Massimo Listri