Treno di latta
Pino Pascali
Descrizione dell'opera
Pino Pascali lavora fin dal 1959 alla Lodolofilm, e collabora a molti Carosello e sigle tv per la RAI; intuizione, versatilità e creatività sono i caratteri che l’artista incarna nell’esperienza della grafica d’animazione, oltre che nell’attività di scultore. Sovente, alcuni dei soggetti che studiava e realizzava per la pubblicità erano rielaborati da lui stesso, che li proporzionava dilatandone fortemente le dimensioni e rivisitandone la tecnica. Sono gli anni in cui vengono sperimentate le vernici industriali, le colle sintetiche e i bitumi, e anche Pascali non si sottrae a queste pratiche. Come altri artisti europei, si confronta con le nuove tendenze americane che però vengono declinate attraverso un linguaggio più profondo e radicato, in sintonia con una cultura secolare come quella continentale. Il Treno di latta nasce da questa continua esigenza di lavorare utilizzando tecniche diverse. Lo stesso Pascali, nella lunga intervista rilasciata a Carla Lonzi (Autoritratto, 1967), dichiara: «L’arte è un sistema per cambiare». (Rosalba Branà)
L'artista
Pino Pascali
(Bari 1935 - Roma 1968)
Si diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 1959, dove è allievo di Toti Scialoja, e comincia a farsi notare come scenografo; esegue bozzetti, disegni e corti per Carosello e altre trasmissioni tv, oltre che disegni e plastici di velieri, treni, corazze. Contemporaneamente, inizia a sperimentare nuove tecniche e materiali. Nel 1965, la galleria La Tartaruga di Roma ospita la sua prima mostra personale. In soli tre anni si impone all’attenzione dei maggior critici d’arte italiani: Cesare Vivaldi, Maurizio Calvesi, Cesare Brandi, Vittorio Rubiu, Alberto Boatto, Palma Bucarelli, Giorgio de Marchis.
Leggi tuttoNel 1968 Alexandre Jolas lo presenta nella sua galleria di Parigi, e partecipa alla XXXIV Biennale di Venezia con una sala personale. La Biennale rappresenta la definitiva consacrazione dell’artista: dopo la sua scomparsa, a mostra ancora aperta, gli viene conferito il premio internazionale per la scultura. La sua opera di scultore, scenografo, performer, coniuga in modo geniale forme primarie e mitiche della cultura e della natura mediterranee (la Grande Madre e Venere, il mare, la terra, i campi, gli attrezzi e i riti agricoli) con le forme infantili del gioco e dell’avventura (animali della preistoria, dello zoo e del mare, giocattoli di guerra, il mondo di Tarzan e della giungla, bruchi e bachi, travestimenti, Pulcinella). I suoi lavori traducono questo mondo dell’immaginario in figure monumentali e strutture essenziali, concise, come il romanico pugliese e il bestiario medievale delle sue chiese; ma, al contempo, rimandano alle icone della dilagante cultura di massa (il fumetto, il cinema, la moda). Pascali realizza le ‘finte sculture’ con materiali fragili ed effimeri, utilizzando anche tela, legno, lana d’acciaio, pelo acrilico, paglia, rafia: in questo modo dà un’originale risposta critica alle tendenze che venivano dall’America, anticipando movimenti nati e affermatisi negli anni Settanta del Novecento, come Arte povera, Body art e arte concettuale.
© Credits: Massimo Listri