Archeologi

Archeologi

Giorgio de Chirico

Concessa da: Fondazione Isa e Giorgio de Chirico

Materiale/Tecnica: olio su tela

Ubicazione: Sala del Brustolon

Anno di realizzazione: 1975

Anno di installazione: 2019

Descrizione dell'opera

Due coppie di manichini, una scolpita, l’altra dipinta. Si abbracciano e siedono su divanetti imbottiti, hanno gambe corte ma torsi lunghi, ospitanti frammenti di colonne ed edifici antichi. Sono due estratti dalla lunga serie di opere dell’artista dedicate agli archeologi. Nel dipinto le figure sono colte nell’atto di passarsi una tavoletta, incisa con segni misteriosi. In entrambi i lavori l’ambientazione domestica contrasta con l’irrealtà fisica dei protagonisti, i quali non hanno volto e sono ciechi, ispirati alla cultura greca, in cui il non vedere era indice di saggezza e implicava una capacità di vedere oltre. (Flavio Fellini)

L'artista

Giorgio de Chirico
(Volo 1888 - Roma 1978)

Frequenta il Politecnico di Atene e nel 1906 si trasferisce a Monaco, dove studia all’Accademia di Belle Arti. Nel marzo del 1910, dopo un breve soggiorno a Milano, si trasferisce a Firenze. In piazza Santa Croce ha le prime rivelazioni metafisiche e realizza i dipinti L’énigme d’un après-midi d’automne, L’énigme de l’oracle e L’énigme de l’heure. Nel luglio del 1911 raggiunge a Parigi il fratello Alberto (in arte Savinio). Qui sviluppa il tema delle piazze d’Italia, ispirato dall’architettura torinese e dagli insegnamenti della filosofia nietzschiana.

Leggi tutto

Nel marzo 1913 espone al Salon des Indépendants, dove è notato da Picasso e Apollinaire. Con quest’ultimo instaura una collaborazione e una duratura amicizia. Nel 1914 conosce il suo primo mercante, Paul Guillaume. Nel 1915 inizia il ciclo di opere caratterizzato dai manichini, e nel giugno dello stesso anno si presenta alle autorità militari di Firenze ed è inviato a Ferrara, dove dipinge i primi interni metafisici. Nel 1917-18 realizza le sue opere più note: Il grande metafisico, Ettore e Andromaca, Il trovatore e Le muse inquietanti. Si trasferisce a Roma nel gennaio 1919 e poco dopo tiene la prima personale alla Casa d’Arte Bragaglia. Nei musei riscopre l’arte dei grandi artisti e inizia a fare copie delle opere dei maestri italiani del Rinascimento, tra cui Raffaello e Michelangelo. Alla fine del 1925 si stabilisce nuovamente a Parigi. Protagonisti dei suoi dipinti sono gli archeologi, i cavalli in riva al mare, i trofei, i paesaggi nella stanza, i mobili nella valle e i gladiatori. Nel 1929 pubblica Hebdomeros, le peintre et son génie chez l’écrivain, che riscuote uno straordinario successo. Seguono l’illustrazione dei Calligrammi di Apollinaire e l’enigmatica serie dei Bagni misteriosi. Parte per New York nel 1936 e torna in Italia nel 1938. Negli anni Quaranta inizia il suo cosiddetto ‘periodo barocco’, ispirato dai grandi maestri, tra cui Rubens. Lavora a una serie di sculture in terracotta e, nel 1941, illustra l’Apocalisse di san Giovanni. Nel 1946 sposa in seconde nozze Isabella Pakszwer, che gli resta accanto fino alla morte. A partire dalla fine degli anni Sessanta riprende i soggetti metafisici per trasporli in contesti gioiosi e pieni di colore: la Neometafisica. Le sue spoglie riposano nella chiesa di San Francesco a Ripa a Roma.

Nella foto a destra

Archeologi

© Credits: Massimo Listri