Il Laocoonte

Il Laocoonte

Achille Perilli

Concessa da: Archivio Achille Perilli

Materiale/Tecnica: tecnica mista su legno

Ubicazione: Loggiato del Boschetto

Anno di realizzazione: 2000

Anno di installazione: 2021

Descrizione dell'opera

Il Laocoonte appartiene alla serie di sculture in legno Alberi, realizzate a partire dal 1996, in cui Perilli riesce con straordinaria intensità immaginativa a coniugare ricerca sull’astrazione e rapporto con la natura. Ispirato dalla florida campagna di Orvieto, il maestro lavora su tronchi d’albero invecchiati e tagliati, di diversa tipologia (olmo, tiglio, noce, pioppo e ulivo) e conformazione; leviga le superfici su cui colloca rilievi geometrici colorati. Questi elementi seguono ed esaltano le naturali deformazioni, nodi e nervature del legno, creando una struttura geometrica complessa. Gli Alberi suggeriscono una lettura da integrare alle esperienze pittoriche: come ha scritto Perilli stesso, la grande sfida che si pone è quella di portare nel tridimensionale quanto accumulato come immagine sulla superficie pittorica «per poter penetrare nel più profondo mistero del nostro mondo visivo». Questo gruppo di sculture è stato esposto nell’importante mostra alle Scuderie Aldobrandini di Frascati nel 2006. (Alice Isabella Leone)

L'artista

Achille Perilli
(Roma 1927 – Orvieto 2021)

Dal 1941 al 1944 frequenta l’atelier del pittore Aldo Bandinelli per poi proseguire la sua formazione da autodidatta. Con gli amici Piero Dorazio e Mino Guerrini visita Parigi, Praga e Monaco, dove visita studi d’artista, gallerie, musei e studia le opere dei maestri delle avanguardie storiche, che lo influenzano profondamente. Diventa uno degli esponenti più impegnati nella battaglia delle tendenze astratte, prendendo parte alle principali mostre in Italia e all’estero. Nel 1947 aderisce al gruppo Forma. L’anno dopo è alla Quadriennale di Roma e al III Salon des Réalités Nouvelles di Parigi.

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Nel 1950 è tra i fondatori della libreria-galleria L’Age d’Or a Roma, che, in collaborazione con l’Art Club, nel 1951 organizza Arte astratta e concreta in Italia alla GNAM. Nello stesso anno Perilli partecipa alla IX Triennale di Milano. Dal 1957 la sua ricerca abbraccia la poetica del segno e della materia, e realizza soprattutto opere monocrome. In questo periodo, tiene mostre personali alla galleria del Naviglio di Milano, alla galleria La Tartaruga di Roma, ed espone alla Biennale di San Paolo. Nel 1962 è invitato alla XXXI Biennale di Venezia con una sala dedicata interamente alla sua pittura, e vi torna nel 1968. Nei primi anni Sessanta si apre verso nuovi linguaggi. Dal 1963 si dedica alla scultura, con la serie delle Colonne, e dal 1961 al teatro. In quell’anno realizza con Aldo Clementi Collage, spettacolo visivo astratto, al Teatro Eliseo di Roma. Frequenta e collabora con poeti e scrittori, tra cui Alfredo Giuliani e Giorgio Manganelli, con i quali e insieme a Gastone Novelli nel 1964 fonda «Grammatica», rivista a carattere interdisciplinare. Dalla seconda metà degli anni Sessanta la sua pittura arriva a un nuovo punto di svolta: riappare il colore e la geometria ‘impossibile’ diventa caratterizzante del suo linguaggio. Si focalizza sulla rappresentazione dello spazio, frammentando la visione prospettica rinascimentale nella moltiplicazione e contemporaneità dei punti di vista. Vince il premio Comune di Roma alla Quadriennale del 1965 e numerosi altri premi. Nel 1968 è invitato alla mostra Recent Italian Painting & Sculpture al Jewish Museum di New York e nel 1972 alla International Biennial Exhibition of Prints di Tokyo. Si svolgono sue retrospettive alla Národní galerie di Praga nel 1970, al Palazzo dei Congressi di San Marino nel 1982, al Paris Art Center nel 1984, alla Galleria Nazionale di Roma nel 1988, e all’Ermitage di San Pietroburgo nel 2018.

Il Laocoonte

© Credits: Massimo Listri