Coerenza geometrica

Coerenza geometrica

Luciano Ventrone

Concessa da: Luciano Ventrone

Materiale/Tecnica: olio su tecnica mista su tela di lino

Ubicazione: Palazzina del Fuga

Anno di realizzazione: 2017

Anno di installazione: 2020

Descrizione dell'opera

Una parte significativa della produzione di Luciano Ventrone, sicuramente la più conosciuta, è composta da nature morte i cui soggetti riprendono la tradizione di questo antico genere pittorico: fiori o frutta disposti in ceste di vimini o in vasi cesellati, o ancora delicatamente appoggiati su piani monocromi come lo sfondo che li circonda. L’attenzione maniacale alla composizione, influenzata dalla pittura metafisica, insieme alla perizia tecnica e ai virtuosismi del colore, dedotti entrambi dall’attento studio dei grandi maestri, modellano in una straordinaria illusione mimetica oggetti che di rado noteremmo, dipinti con stupefacente perfezione e bloccati in un’immortalità reale che induce a soffermarsi, quasi rapiti e ingannati da una sensazione di tattilità. L’illuminazione diffusa, siderica e artificiale allo stesso tempo, estremamente violenta, ma immanente, che dona trasparenza e chiarezza cristallina, evidenzia poi la dipendenza di queste opere dalla fotografia, medium con cui si intreccia tutta la ricerca pittorica dell’artista e che permette di restituire un’immagine descritta con lucidità persino esasperata. È in questo preciso istante che il realismo si rompe, perché Ventrone perfeziona il reale, anche nelle sue imperfezioni. Come in un quadro di Cézanne, tutti gli oggetti sono permeati dalla geometria, riconducibili a forme essenziali perfette ed eterne, ma nel complesso totalmente irreali. È la luce che diventa materia e fa della natura la sua ancella, trasformandola in effimera e trascendente armonia. Come l’artista amava dire: «Lo studio della pittura non è la mera rappresentazione dell’oggetto ma è colore e luce: i giusti rapporti fra le due cose danno la forma nello spazio. Il soggetto non va visto come tale ma astrattamente». (Elisa Eutizi)

L'artista

Luciano Ventrone
(Roma 1942 - Collelongo 2021)

All’età di sei anni si trasferisce in Danimarca dove è ospite di Metha Petersen, benefattrice che lo ricopre di doni e asseconda la sua vena artistica. Rientrato a Roma, si cimenta in vari mestieri per mantenersi agli studi e iscriversi nel 1960 al liceo artistico, dove si diploma nel 1964. Frequenta la facoltà di Architettura, che abbandona nel 1968 per dedicarsi interamente alla pittura.

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Affronta subito tutti i temi dell’arte contemporanea, per poi approdare al realismo: attraverso la mediazione della fotografia, inizia a rappresentare la metamorfosi dell’ordinario in una ultra-realtà, che appare più vera del vero, come una grande illusione. Nel 1983, seguendo il suggerimento di Federico Zeri, che lo definisce il Caravaggio del Ventesimo secolo, inizia a dipingere nature morte, attraverso una personalissima ricerca dell’invisibile. Intraprende un incessante e accurato studio delle forme della natura e, attraverso una rappresentazione quasi metafisica ed esistenziale, ne svela la bellezza, con un livello di dettaglio che sottrae l’immagine al caos mediatico della nostra epoca. Nel 1995 si trasferisce nel Parco Nazionale d’Abruzzo. Espone in prestigiose gallerie di Londra, New York, Montréal, Tokyo e Singapore, ma anche a Palazzo del Broletto di Como e allo State Russian Museum di San Pietroburgo nel 2010 e alla Beijing Contemporary Art Fair nel 2011. Nello stesso anno partecipa alla Biennale di Venezia con un polittico formato da nove tele che insieme raffigurano un melograno spaccato. L’ultima personale è al MART di Rovereto nel 2020. I suoi dipinti sono presenti in collezioni private e pubbliche, come quelle della National Gallery of Art di Washington e dello State Russian Museum di San Pietroburgo, del Senato della Repubblica italiana, della Fondazione Federico Zeri e della Fondazione Cavallini-Sgarbi.

Nella foto a sinistra

Coerenza geometrica

© Credits: Massimo Listri