Disco in forma di rosa del deserto
Arnaldo Pomodoro
Descrizione dell'opera
Come si desume dal titolo, la suggestione per questa scultura proviene dalle formazioni minerali di cristalli che emergono misteriosamente dalle sabbie desertiche dell’Africa. Con l’antica tecnica della fusione in bronzo Arnaldo Pomodoro ricostruisce il processo naturale di cristallizzazione. Parlando delle sue opere, l’artista ha più volte dichiarato di non credere all’ispirazione, ma piuttosto a suggestioni e a folgorazioni che vengono nei momenti più impensabili e nelle situazioni più diverse. «Noi artisti», dice lo scultore, «siamo dotati di una particolare sensibilità nell’assorbire e nell’esprimere quello che ci sta attorno, a volte senza nemmeno capire dove si può arrivare». L’uomo e la sua storia, la natura e il corso degli eventi sono le fonti principali di ispirazione. «Per me», continua Pomodoro, «l’opera è sempre in relazione ad ambienti, a contesti concreti che ho visitato e conosciuto. Così, alcune mie sculture che si richiamano alla natura non sono collegate a un’idea essenzializzata e astratta di natura, ma alla concretezza del paesaggio e dell’ambiente». Afferma Roberto Sanesi: «In questa opera la relazione formale con le rose del deserto è precisa e l’allusione è metafora di faticoso e tuttavia inarrestabile principio di germinazione. Disco in forma di rosa del deserto risponde a un vero e proprio sistema di segni e di piani (spaccature, rilievi a contrasto, ‘scavi’ della materia quanto dei suoi significati) capaci di articolare in unità complessiva una serie di elementi». Osservato di profilo, il disco rivela la tensione e lo stiramento tra le due facce, portando alla vista la nervatura interna e il cuore pulsante della materia. Contrariamente, dalle facce esterne erompono lame taglienti e concrezioni globulari. «La forma irradia dall’interno» – prosegue Roberto Sanesi. «Sul piano stilistico, un corpo vivente nel quale si incontrano le suggestioni dell’informale e dell’astrazione, dell’arcaismo segnico, della tecnologia più sofisticata e della monumentalità rinascimentale. Se quelle di Pomodoro sono sempre state forme in atto, qui il processo costruttivo per opposizioni è quanto mai evidente». (Fondazione Arnaldo Pomodoro)
L'artista
Arnaldo Pomodoro
(Morciano di Romagna 1926 - Milano 2025)
Trascorre l’infanzia e si forma presso Pesaro e nel 1954 si trasferisce a Milano, dove vive e lavora fino alla sua morte. Le sue opere degli anni Cinquanta sono altorilievi dove emerge una singolarissima ‘scrittura’ inedita nella scultura. Nei primi anni Sessanta affronta la tridimensionalità e sviluppa la ricerca sulle forme della geometria solida: sfere, dischi, piramidi, coni, colonne e cubi squarciati, corrosi o scavati. La contrapposizione formale tra la perfezione dei solidi e la complessità dell’interno diventa una costante nella sua produzione.
Leggi tuttoLa sfera realizzata per l’Expo di Montréal nel 1966, ora alla Farnesina, sancisce il passaggio alla grande dimensione. Questa è la prima delle numerose opere dell’artista che hanno trovato collocazione in spazi pubblici nel mondo. Memorabili mostre antologiche in Europa, Stati Uniti, Australia e Giappone lo consacrano tra gli artisti più significativi del panorama contemporaneo. Ha insegnato nei dipartimenti d’arte di varie università americane (Stanford, Berkeley, Mills College). Ha ricevuto molti riconoscimenti, tra cui i premi delle biennali di San Paolo e di Venezia, rispettivamente nel 1963 e nel 1964, e il Praemium Imperiale per la scultura 1990 della Japan Art Association. Nel 1992 l’Università di Dublino gli conferisce la laurea honoris causa in lettere e nel 2001 l’Università di Ancona quella in ingegneria. È Cavaliere di Gran Croce della Repubblica italiana.
© Credits: Massimo Listri