Superficie argento
Enrico Castellani
Descrizione dell'opera
In più occasioni Castellani si è dichiarato un pittore anche se, sondando le potenzialità di espansione della superficie e di massimo tensionamento della tela, ha elaborato una tecnica originale e densa di significato che ha superato la bidimensionalità del quadro, caratterizzando con il rilievo tutta la sua produzione. Una tecnica sperimentata sui materiali più vari: alle tele, negli anni si sono aggiunti lavori in ottone, zinco, bronzo e dai primi anni Duemila anche in alluminio. Le tre superfici esposte al Quirinale, dal medesimo titolo Superficie argento, realizzate nel 2006 in alluminio aeronautico smaltato, si presentano come altorilievi costituiti da più moduli che, nel loro ripetersi, suggeriscono una possibilità di estensione dell’opera oltre i propri limiti. Potrebbero definirsi sculture, se non si sottraessero a una catalogazione così riduttiva in considerazione della loro impalpabile materialità, che viene contraddetta dal colore che toglie peso alla materia. In queste superfici in alluminio, come nelle opere in tela a rilievo, è appunto la materia ad agire nel limite, generando campi di forza, bagliori che paiono giungere dalla profondità della superficie e agglomerati multidimensionali e percettivi in continua tensione. (Federico Sardella - Fondazione Enrico Castellani)
L'artista
Enrico Castellani
(Castelmassa 1930 - Celleno 2017)
Nel 1952 si diploma all’Accademia di Brera e si trasferisce a Bruxelles, dove s’iscrive prima all’Académie Royale des Beaux-Arts, poi alla facoltà di Architettura. Nel 1956 si laurea e rientra a Milano, dove inizia a lavorare nello studio dell’architetto Buzzi, con cui collabora sino al 1963. A Milano stringe amicizia con Piero Manzoni, con cui nel 1959 fonda la rivista «Azimuth» e la galleria Azimut e condivide l’esperienza nei gruppi Zero e Nul.
Leggi tuttoNello stesso anno realizza la prima opera a rilievo, modellando la materia della superficie planare del quadro, che diventa ritmicamente estroflessa e si colloca in un ambito di ripetizione differente. Dagli anni Sessanta l’attività espositiva si intensifica: nel 1964 partecipa alla Biennale di Venezia e al Guggenheim International Award di New York, nel 1965 espone una grande Superficie bianca al MoMA di New York e rappresenta l’Italia alla Biennale di San Paolo in Brasile, nel 1966 allestisce una sala personale alla Biennale di Venezia e vince il premio Gollin. Nel 1967 riceve la medaglia d’oro alla Biennale d’arte della Repubblica di San Marino e il primo premio del Nagaoka Museum di Tokyo. Nei primi anni Settanta si trasferisce a Celleno, nella provincia di Viterbo. Da allora partecipa a diverse mostre collettive, come quella al Centre Pompidou di Parigi nel 1981, a Palazzo Reale di Milano nel 1983, al Guggenheim Museum di New York nel 1994, alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia e al Guggenheim Museum di New York nel 2014. Partecipa nuovamente alla Biennale di Venezia nel 1984 e nel 2003. Tra le personali si ricordano le mostre alla Fondazione Prada di Milano nel 2001, al Museo Puškin di Mosca nel 2005 e all’Auditorium di Roma nel 2006. Nel 2010 riceve a Tokyo il Praemium Imperiale per la pittura. Nel 2013 istituisce la Fondazione Enrico Castellani che, oltre a collaborare con istituzioni, musei e studiosi, si occupa principalmente di certificare le opere e tutelare, conservare e promuovere la sua eredità.
© Credits: Massimo Listri