Il movimento delle cose
(Edoarda Emilia Maino) Dadamaino
Descrizione dell'opera
Questa opera è esemplare della stagione finale della ricerca di Dadamaino. Passata dalla scrittura non alfabetica, che caratterizzava I fatti della vita, a queste grafie tracciate sul poliestere, supporto traslucido (“Volevo disegnare nell’aria... volevo disegnare nell’immateriale” testimonia Dadamaino) la cui dimensione - dice ancora l’artista - comporta che “lavoravo pezzo dopo pezzo, non riuscivo mai a vedere il lavoro completo se non alla fine... è questo il senso compiuto di un lavoro come se fosse un discorso”. Ora Dada accetta nel proprio operare l’alea, l’accidente, e ne esplora la dimensione squisitamente temporale di svolgimento, di fluenza non scrutabile ma sempre in presa diretta con il proprio sentirsi vivere. Dice ancora Dadamaino, questi segni “seguono il filo di matematiche interiori, una minima variante ne scompiglia l’ordine irripetibile che li fa fluire in avanti, lungo il mio fiume. Non accade mai, non può mai accadere la stessa cosa due volte. Come nella vita, è fin troppo facile dirlo”. (Flaminio Gualdoni)
L'artista
(Edoarda Emilia Maino) Dadamaino
(Milano 1930 - 2004)
Dopo la maturità classica, si iscrive alla Scuola d’arte applicata all’industria del Castello Sforzesco. Nel 1958 tiene la prima mostra personale a Milano. L’anno successivo aderisce al gruppo Azimuth di Piero Manzoni ed Enrico Castellani, con il quale espone più volte. Negli anni che seguono partecipa a numerose mostre dell’avanguardia internazionale, in Olanda, Belgio, Inghilterra, Germania, Francia, Spagna, Svizzera.
Leggi tuttoNel 1961 la personale allo Studio N di Padova è introdotta da un testo di Piero Manzoni; quindi l’artista è presente in “Nul” allo Stedelijk Museum di Amsterdam e nelle prime manifestazioni di “Nuova Tendenza”, passando a un’arte apertamente programmata. Nel 1980 è alla Biennale di Venezia con una sala personale in cui presenta l’installazione “in progress” I fatti della vita, basata su una scrittura non alfabetica. Nel 1981 l’Institut für Moderne Kunst di Norimberga le dedica una mostra personale. A Milano, due anni dopo, espone al Padiglione d’Arte Contemporanea (PAC) con una personale e partecipa alla mostra “Arte Programmata e Cinetica 1953/1963, l’ultima avanguardia” al Palazzo Reale. Nel 1984, in occasione della mostra a Leonberg, Flaminio Gualdoni pubblica la prima monografia sul suo lavoro. La ricerca artistica, quindi, si concentra ulteriormente su grafie non intellegibili che si svolgono in dimensioni sempre più ampie, come se l’artista volesse ricreare una sorta di nuovo imperscrutabile cosmo. Nel 1986 espone ai Musei Civici di Villa Mirabello a Varese. Nel 1990 torna alla Biennale di Venezia con una sala dedicata. Tra le personali si ricordano inoltre quelle presso la Casa del Mantegna di Mantova e la Stiftung für Konkrete Kunst di Reutlingen nel 1993, la Stiftung für Konstruktive und Konkrete Kunst di Zurigo nel 1996. Nel 2000 il Museo di Bochum ospita una sua grande antologica.