Kiss in the wind
Gabriele Devecchi
Descrizione dell'opera
Lucidando l’argento, Gabriele Devecchi si accorse che ciò che aveva progettato come forma veniva distrutto dalle immagini riflesse dal metallo divenuto specchio e si rese conto che il designer dell’argento non deve ragionare da scultore, come era sempre stato fatto, ma da esperto di catottrica (parte dell’ottica che studia la riflessione della luce). I vasi Phoemina e Diana del 1978, rieditati negli anni Novanta come Kiss in the wind, sono tra i capostipiti degli oggetti che indagano i modi di riflessione dell’argento: la forma plastica del volto, una volta divenuta specchio, dà luogo a imprevedibili immagini riflesse che ne rendono ambigua e sempre mutevole la percezione. Con questo modo di progettare, Devecchi colloca l’argento nella storia del progressivo smaterializzarsi dell’oggetto che l’arte ha perseguito per tutto il secolo XX, ricollegandosi alle ricerche di arte cinetica e programmata che lo avevano visto protagonista nei primi anni Sessanta. (Matteo Devecchi)
L'artista
Gabriele Devecchi
(Milano 1938 - 2011)
Frequenta il liceo artistico di Brera, entra nel laboratorio di argenteria fondato dal padre e nel 1979 si laurea in architettura al Politecnico di Milano. Nel 1959 è tra i fondatori del gruppo T, con il quale partecipa alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Milano, alla Quadriennale di Roma e a una collettiva alla GNAM nel 2005. Tiene anche diverse personali, si dedica all’insegnamento, è presidente della Federargentieri e vicepresidente del World Crafts Council e dell’Associazione nazionale artigianato artistico.
Leggi tuttoDagli anni Settanta, elabora un linguaggio specifico per l’argento, aggiornando il mestiere argentiero ai principi del design contemporaneo. Artigiano immaginario (2010) raccoglie molte sue riflessioni teoriche. Nel 1997 la Triennale di Milano dedica al laboratorio De Vecchi la mostra La lingua degli specchi. Tra i riconoscimenti, una segnalazione d’onore per i gioielli Rings alla Mostra del Compasso d’oro nel 2002 al Palazzo della Triennale. Suoi oggetti sono conservati presso GNAM, Museo del Novecento, Triennale di Milano, Victoria and Albert Museum, Musée des Arts Décoratifs di Parigi, ZKM.
© Credits: Massimo Listri