Mimesi (Hermes)
Giulio Paolini
Descrizione dell'opera
Due calchi in gesso del busto dell’Hermes di Prassitele sono collocati uno di fronte all’altro, leggermente sfalsati affinché i loro sguardi si incrocino. Dopo i calchi in gesso impiegati in Elegia (1969) e in Proteo (1971), Mimesi rappresenta la prima utilizzazione del calco di una scultura antica. Eco di un modello assente e di un’immagine distante, mitica, il calco costituisce per Paolini uno strumento privilegiato per istituire lo scarto implicito al linguaggio, quindi al concetto stesso di mimesi: «L’intento è di cogliere – lasciandola intatta – la distanza che ci separa da quelle immagini, ma che, al tempo stesso, ce le rende visibili». Lo scambio di sguardi tra le due figure identiche interroga le ragioni dell’esistenza stessa dell’opera e del suo farsi attraverso il nostro sguardo. Nelle parole dell’artista: «Quando metto uno di fronte all’altro due esemplari identici di una stessa scultura antica non voglio essere l’artefice o il riscopritore di quelle sculture, ma l’osservatore che coglie la distanza che le divide, quindi tutte le possibilità di rapporto o di assenza di rapporto che si determinano tra loro, e tra quell’immagine e noi». «Non si tratta di una rivisitazione in quanto scelta nel magazzino del passato; è più un’accoglienza indifferenziata la mia, una memoria che vuole attingere al farsi stesso dell’opera». Il medesimo tema è stato riformulato con calchi di altri soggetti classici in quattro varianti successive – realizzate nello stesso anno, nel 1976 e nel 1988 – e in forma di multiplo (1975). (Fondazione Giulio e Anna Paolini)
L'artista
Giulio Paolini
(Genova 1940)
Frequenta l’Istituto di arti grafiche e fotografiche a Torino, dove sviluppa l’interesse per il campo editoriale e per la fotografia. Tiene la prima personale nel 1964 e avvia un’intensa e ininterrotta attività espositiva, partecipando a diverse mostre di Arte povera e a Documenta di Kassel nel 1972, 1977, 1982, 1992. Espone alla Biennale di Venezia nel 1970, 1976, 1978, 1980, 1984, 1986, 1993, 1995, 1997 e 2013.
Leggi tuttoTra le personali, quella allo Stedelijk Museum di Amsterdam nel 1980, alla GNAM di Roma nel 1988, alla GAM di Torino nel 1999, alla Fondazione Prada di Milano nel 2003, al Kunst Museum di Winterthur nel 2005, al MACRO di Roma nel 2013, alla Whitechapel Gallery di Londra nel 2014 e al Castello di Rivoli nel 2020. Dal 1969 si dedica alla scenografia teatrale, soprattutto con Carlo Quartucci e recentemente con Federico Tiezzi. Si dedica anche all’insegnamento: nel 2000 è visiting professor all’Accademia di Salisburgo e nel 2002 allo IUAV di Venezia. Riferisce della propria ricerca artistica nei libri Idem del 1975, Quattro passi. Nel museo senza muse del 2006 e L’autore che credeva di esistere del 2012. Molti i riconoscimenti, tra cui la Telecamera d’oro per la scenografia televisiva nel 1971, la Menzione d’onore alla XII Biennale di San Paolo nel 1973, il premio Lucio Fontana nel 1975, il premio internazionale Koinè alla carriera nel 2000, il premio Biella per l’incisione nel 2002 e il premio internazionale di grafica Do Forni nel 2010. Nel 1995 è nominato presidente della giuria dell’Accademia di Francia e Chevalier des arts et des lettres e nel 1999 Accademico di San Luca. È presente in importanti musei internazionali, tra cui il Centre Pompidou e il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris a Parigi, la Neue Nationalgalerie di Berlino, il Musée d’Art Moderne di Bruxelles, la GAM e il Castello di Rivoli a Torino, l’Israel Museum a Gerusalemme, il Museo del Novecento a Milano, la GNAM e il MAXXI a Roma, lo Stedelijk Museum ad Amsterdam, il Guggenheim di New York, la Tate di Londra e la National Gallery of Art a Washington. Nel 2004 istituisce con la moglie la Fondazione Giulio e Anna Paolini con lo scopo di catalogare, promuovere e diffondere la sua opera.
© Credits: Massimo Listri