Waiting
Bertozzi & Casoni
Descrizione dell'opera
Tra i rari artisti contemporanei disponibili, per via scultorea, all’incontro e al confronto non solo con la grande tradizione dell’arte ma anche con le sue più iconiche espressioni moderne e attuali, Bertozzi & Casoni con Waiting hanno realizzato un’opera che, omaggiando l’artista morto per suicidio Mark Rothko, aggiunge un significativo capitolo alle loro caratterizzanti riflessioni sul tema della caducità. Maestri del ‘forse’ e del dubbio, Bertozzi & Casoni non escludono, però, l’ipotesi, se non di una resurrezione, almeno di una possibile rigenerazione: attraverso l’arte e un materiale, la ceramica, che può sfidare il tempo ben oltre quanto concesso alla polvere umana. Waiting, versione circolare delle loro composizioni con cassette del pronto soccorso, contemporaneo simbolo di aiuto al disagio, si apre come un fiore di cardo e scopre alla vista una volta celeste percorsa da una serie di chiocciole, antico simbolo di armonia per la loro conchiglia e di resurrezione, in quanto appaiono dopo un periodo di grande freddo o di siccità. Al centro della composizione è raffigurato il tema natale di Rothko, realizzato in tessere di mosaico color oro, rosso, blu e nero. Si tratta di uno scrigno prezioso, vibrante e di sapore quasi bizantino. Questa sorta di cuore intende trasmettere un senso di armonia e di luce e lasciare aperto un interrogativo su un presagio delle stelle, o quantomeno di un nostro rapporto con il cosmo, e sulla possibilità della bellezza e dell’arte di diventare e rappresentare una distrazione alla consapevolezza di una fine. Nel cerchio, a sua volta simbolo di perfezione e del rincorrersi di nascita e morte, le scie delle chiocciole segnano la mappa astrale della nascita di Rothko ma al centro, suo principio e sua fine, rimane una domanda da sempre irrisolta e che anche in questo caso non trova risposta. (Franco Bertoni)
L'artista
Bertozzi & Casoni
(Imola 1980)
Giampaolo Bertozzi (Borgo Tossignano 1957) e Stefano Dal Monte Casoni (Lugo di Romagna 1961 - Imola 2023) si diplomano all’Istituto statale d’arte per la Ceramica di Faenza e poi frequentano l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Negli anni della formazione si battono per rivalutare la ceramica, spesso relegata in un ambito gregario rispetto ad altre espressioni dell’arte. Dal 1985 al 1989 collaborano con la Cooperativa Ceramica di Imola, realizzando anche gli interventi al Tama New Town di Tokyo e l’opera Ditelo con i fiori per l’ospedale civile di Imola.
Leggi tuttoTra il 1983 e il 1994 si dedicano anche al design, collaborando con Dilmos e Dino Gavina. Gli anni Novanta vedono emergere il lato concettuale e radicale del loro lavoro e la perizia tecnica nell’esecuzione delle opere in maiolica dipinta, che raggiunge apici dimensionali e realizzativi mai raggiunti prima con Bosco sacro del 1993, Evergreen del 1995 e Scegli il Paradiso del 1997. All’inizio del nuovo secolo danno vita alla celebre serie delle Contemplazioni del presente, in cui i simboli del transitorio, del trash e del disfacimento diventano metafore della condizione umana, non solo contemporanea. Da allora cresce la notorietà internazionale e si susseguono le mostre: nel 2004 alla Tate Liverpool e alla Quadriennale di Roma, nel 2007 a Ca’ Pesaro di Venezia, nel 2008 al Castello Sforzesco di Milano e al MIC di Faenza, nel 2009 e nel 2011 alla Biennale di Venezia, nel 2010 ad All Visual Arts di Londra e alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano. Tra le personali, le mostre ad All Visual Arts nel 2012, al Museum Beelden aan Zee dell’Aia nel 2013, a Palazzo Te di Mantova nel 2014, al MAMbo di Bologna e a Expo Milano nel 2015, a Palazzo Larderel di Firenze, alla Galleria d’arte moderna di Palermo, al MACIST di Biella e al Palazzo Ducale di Massa nel 2016. Nel 2017 espongono al Museo di Palazzo Poggi di Bologna e alla Pinacoteca civica di Ascoli Piceno e il 16 dicembre inaugurano il Museo Bertozzi & Casoni presso la Cavallerizza Ducale di Sassuolo. Le ultime personali, al MARCA di Catanzaro e al Museo Morandi di Bologna nel 2019 e al Complesso di S. Agostino di Pietrasanta nel 2020.
© Credits: Massimo Listri