Cavallo
Davide Rivalta
Descrizione dell'opera
Intrinseca all’opera di Rivalta, scrive Pier Luigi Tazzi, è la sua collocazione: «Contesto ambientale e architettura […], sono parte, sostanza dell’opera, e non solo e esclusivamente suo sfondo momentaneo». Questo è quanto mostra l’inconsueta materializzazione di una presenza animale a grandezza naturale nella Sala dei Trofei della residenza presidenziale di Castelporziano. Un cavallo simile, in resina bianca, esposto in una delle sale affrescate di Palazzo Te a Mantova, instaurava una relazione con il candido fregio di stucco a due ordini di Giulio Romano. La collocazione della nuova scultura sposta sensibilmente l’asse del dialogo verso i trofei di caccia tassidermizzati, rivelando tutta la distanza che separa una scultura dal suo modello. Se da lontano l’opera di Rivalta mostra la sua facies rappresentativa, nella visione ravvicinata emerge invece la sua stessa genesi. Man mano che ci avviciniamo la forma scultorea svela la sua dimensione genetico-ritmica ed è in questa prossimità che sembra rinascere sotto il nostro sguardo. Per accostarsi al processo creativo di Rivalta è sufficiente riportare una sua dichiarazione: «lancio la terra fluida sopra un’armatura metallica; la creta si rapprende; rimane nella forma l’energia del lancio. Questa fase è molto rapida e la casualità del gesto incontrollato mi sorprende. Con una grande spazzola seguo i volumi; con un’ascia li taglio, cerco un incidente che non distrugga ma costruisca». Appare, allora, evidente che il gesto dell’artista non si propone tanto di imitare quanto di far avvenire una figura, rappresa nel suo stesso farsi; è chiara la sua volontà di mostrare il senso di una forma in formazione che elude dall’interno ogni schema illustrativo. È grazie alla forma intesa come ritmo che la ‘cosa’ prende e restituisce una figura. Il senso dell’opera viene interamente assorbito dal visibilizzarsi del suo stesso evento. L’illustrazione cede il passo al gesto formante, la scultura restituisce la figura tramite un’immobilità che tuttavia fluisce secondo la legge del ritmo. (Saretto Cincinelli)
L'artista
Davide Rivalta
(Bologna 1974)
Studia all’Accademia di Belle Arti di Bologna fino al 1996, sperimentando scultura, disegno e pittura. Nel 1998 vince il concorso per l’inserimento di un’opera d’arte nel cortile del Palazzo di Giustizia di Ravenna. Da allora riceve diverse commissioni pubbliche per installazioni permanenti a Ravenna, Rimini, Trieste, Neuchâtel. Nel frattempo espone in tanti musei: alla GAM di Bologna e al MAN di Nuoro, al MARCA di Catanzaro, alla Galleria civica di Modena e al MAMbo di Bologna.
Leggi tuttoEspone anche al Künstlerhaus Palais Thurn und Taxis di Bregenz nel 2006, a Strozzina e Villa Romana di Firenze nel 2009 e 2011, a Palazzo Te di Mantova nel 2016 e alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma nel 2016, 2017 e 2019. Nel 2010 partecipa alla prima Aichi Triennale Arts and Cities a Nagoya, nel 2015 a Icastica ad Arezzo e alla Biennale Disegno Rimini, nel 2016 ad Arte alle Corti di Torino e nel 2019 alla XXII Triennale di Milano. Nel 2017 inizia a collocare sculture monumentali in ambienti urbani, piazze e strade, prima ad Antibes, nel 2018 a Neuchâtel e Gstaad, e nel 2020 a Mougins. Nel 2019 espone al Friedhof am Hörnli di Riehen e al Forte Belvedere di Firenze.
© Credits: Massimo Listri