Acrilico n. 9

Acrilico n. 9

Bice Lazzari

Concessa da: Associazione Archivio Bice Lazzari

Materiale/Tecnica: acrilico su tela

Ubicazione: Appartamenti Imperiali

Anno di realizzazione: 1976

Anno di installazione: 2021

Descrizione dell'opera

«Nei miei quadri amo la luce, lo spazio, il rigore, la struttura, la sintesi e un po’ di poesia». Bice Lazzari, alla fine degli anni Sessanta, abbandona l’informale materico per dedicarsi al lirismo geometrico. Inizialmente utilizza tempera e matita, dal 1970 l’acrilico, «materia ingrata ma forte, robusta, resistente, me la feci amica dopo sudate prove e conoscendola piano piano, ottenni superfici che potevano avere ancora una vibrazione di luce alla quale io non potevo rinunciare». Il suo amore per la poesia e per la musica (da bambina aveva studiato pianoforte), unito a una continua ricerca di essenzialità e a una costante esigenza di chiarezza, trova compimento nel ‘segno’. Ne derivano opere somiglianti a partiture musicali, che trasmettono un’armonia in cui l’estetica della forma si apre all’estetica del sentire. Acrilico n. 9 del 1976 è quindi testimone dell’ultima fase di un percorso artistico autentico e intensamente poetico, profondamente lirico e sorprendentemente moderno. (Flavio Fellini)

L'artista

Bice Lazzari
(Venezia 1900 - Roma 1981)

Nel 1916 s’iscrive all’Accademia di Belle Arti di Venezia e nel 1918 al primo corso speciale di ornato dell’Accademia di Firenze. Nel 1925 dipinge Astrazione di una linea, avviando una precoce ricerca sull’astrattismo, di articolata immaginazione lirico-geometrica, ed espone per la prima volta al Palazzo della Permanente di Milano. Dal 1927 fino al 1961 partecipa alle varie edizioni della Mostra internazionale delle arti decorative, a Monza e poi a Milano, collaborando anche alle iniziative dell’Ente nazionale artigianato e piccole industrie. Le sue opere di arte applicata mostrano grande originalità e valore inventivo.

Leggi tutto

Espone allo Stedelijk Museum di Amsterdam nel 1931, e nel 1935 si trasferisce a Roma, dove inizia a collaborare con l’architetto Lapadula. Nel 1944-45 lavora nello studio di Gio Ponti a Milano. Nel 1950 espone il mosaico La vanità, oggi nella collezione di Ca’ Pesaro, in occasione dell’Esposizione biennale internazionale d’arte di Venezia, vincendo uno dei cinque premi. Dopo una fase informale nella seconda metà degli anni Cinquanta, la purezza del segnolinea scandisce il ritmo di una scrittura spazio-temporale. Nel 1951 e nel 1959 espone alla Quadriennale di Roma. Nel 1958 decora il centro RAI di Roma e Editalia pubblica la sua prima monografia. Nel 1963 la GNAM di Roma acquista uno dei suoi dipinti e nel 1968 al Palazzo delle Esposizioni le viene assegnato il premio di acquisto per l’opera Colonna sonora, ora nella collezione del MACRO. Le antologiche più importanti si tengono nel 1970 a Palazzo Sturm di Bassano del Grappa e alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia, nel 1976 a Palazzo dei Diamanti di Ferrara, nel 1979 al Museo del comune di Milano e nel 1980 alla Galleria civica di Modena. Tra le retrospettive, quelle a Palazzo Venezia di Roma nel 1987, alla Casa del Mantegna di Mantova nel 1989, al MACRO di Roma nel 2011 e al Museo Novecento di Firenze nel 2019. Le sue opere sono conservate in prestigiose istituzioni museali, tra cui i Musei Vaticani, Ca’ Pesaro e Peggy Guggenheim Collection a Venezia, il National Museum of Women in the Arts e la Phillips Collection a Washington.

Acrilico n. 9

© Credits: Massimo Listri