Bosco di Castelporziano

Bosco di Castelporziano

Massimo Listri

Concessa da: Fondazione Listri per le Arti visive

Materiale/Tecnica: C-Print su alluminio

Ubicazione: Tenuta Presidenziale di Castelporziano

Anno di realizzazione: 2019

Anno di installazione: 2020

Descrizione dell'opera

L’opera fa parte della serie di fotografie dedicate alla Tenuta Presidenziale di Castelporziano, che interpretano il bosco, il querceto caducifoglie e la pineta monumentale, come un ‘interno vivente’. In questi scatti, il paesaggio naturale è rappresentato come un luogo intimo e vuoto, uno sfondo ideale per cogliere precisi stati d’animo e per dar vita alle ‘meditazioni per immagini’ dell’artista. Inventore di interni magnifici, si immerge nella natura, instaura un dialogo sentimentale con il genius loci, scopre nel bosco la dimensione raccolta del rifugio; quindi vi mette ordine attraverso la geometria e ‘misura’ – citando un’espressione cara allo stesso Listri – anche l’aria. Infine, complice la penombra ‘pensosa’ che dona al bosco una sacralità quasi metafisica, si accinge a cogliere la valenza artistica, soprattutto architettonica e scultorea e più raramente pittoresca, del paesaggio. Nella teatralità della scena inanimata, ritrae il prodigioso ‘leccione di Capocotta’ – così in gergo lo chiamano i forestali – come una scultura lignea. L’immagine gioca con l’ambiguità dello sguardo e della prospettiva accidentale del tronco, che si allunga verso la foresta e inganna: i rami svettano verso il cielo mentre l’albero si adagia sul morbido substrato mediterraneo del sottobosco, fatto di corteccia, suolo sciolto e fogliame. Nella rugosità della corteccia si intravede la preziosità di un intaglio, nei rami induriti e nodosi si intuisce una sapiente modellazione. Maestro dell’arte di rappresentare l’arte, Listri figura una ierofania estetica: l’albero, mediatore della qualità del paesaggio, appare come una scultura vivente, che continua a crescere, assumendo forme nuove. (Renata Cristina Mazzantini)

L'artista

Massimo Listri
(Firenze 1953)

Intraprende giovanissimo la carriera di fotografo, con una serie di ritratti in bianco e nero di grandi personalità del Novecento, da Pasolini ad Acton. A soli diciassette anni lavora con Bolaffi Arte. Nel 1981 conosce Franco Maria Ricci e avvia una collaborazione con la rivista «FMR», che durerà venticinque anni. Pubblica oltre ottanta libri con i più prestigiosi editori europei e americani, tra cui Taschen, Rizzoli New York, Magnus, Konemann, Electa e Treccani, fotografando soprattutto architetture: strutture antiche e moderne, interni sfavillanti e abbandonati, ambienti intimi e spazi sconfinati.

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La passione per il collezionismo, variegato ed eclettico, diviene il motivo centrale della sua ricerca, che lo spinge a concentrarsi sui musei, le wunderkammer e le librerie. Dal 2003 affianca all’attività professionale la ricerca artistica e intraprende un percorso creativo che lo porta a esporre alla galleria Robilant + Voena di Londra nel 2007. Il Palazzo Reale di Milano ospita la sua prima personale nel 2008. Da allora tiene mostre in tutto il mondo, tra cui si ricordano quelle alla Morgan Library & Museum di New York, a Palazzo Pitti di Firenze, ai musei d’arte moderna di Bogotá e di Buenos Aires, al Palazzo delle Belle Arti di Santo Domingo, allo Šc?usev State Museum of Architecture di Mosca, al Museo Nacional de San Carlos di Città del Messico, al Benaki Museum di Atene, ai Musei Vaticani, al Palazzo Reale di Torino, al Kunsthistorisches Museum di Vienna, al Palazzo Ducale di Mantova e a Palazzo del Quirinale. Nel 2019 è nominato artista dell’anno dalla rivista «Il Giornale dell’Arte». Le sue opere sono nelle collezioni del Museo d’arte moderna di Bogotá, del Kunsthistorisches Museum di Vienna, dei Musei Vaticani, del Centro Pecci di Prato e del Museo statale di Dresda. Dal 2014 il suo archivio, che raccoglie le immagini di oltre 3.500 luoghi del mondo, è custodito presso la Fondazione Listri per le Arti Visive, istituita a Firenze per conservarlo e valorizzarlo e per promuovere la fotografia.

Bosco di Castelporziano

© Credits: Massimo Listri