Intersuperficie curva
Paolo Scheggi
Descrizione dell'opera
Questa Intersuperficie presenta quattro aperture che sul campo visivo si dispongono creando un moto circolare e spiralico, portando lo sguardo dal perimetro al punto centrale della superficie e così indagando le relazioni tra percezione e struttura della visione. Nel 1964 Scheggi approfondisce l’indagine programmata e cinetica. Carlo Belloli lo invita a partecipare alla mostra 44 protagonisti della visualità strutturata, negli spazi della Galleria Lorenzelli di Milano: il percorso espositivo intendeva confrontare le ricerche degli anni Sessanta con le avanguardie storiche. Nel medesimo anno, Belloli firma anche il testo critico per la terza mostra personale di Scheggi, allestita a Genova. In quest’occasione fa la prima comparsa il termine Intersuperficie, probabilmente suggerito a Scheggi dallo stesso Belloli. (Ilaria Bignotti)
L'artista
Paolo Scheggi
(Settignano 1940 - Roma 1971)
Dopo gli studi d’arte a Firenze, segue un corso di visual design a Londra, e dal 1961, a Milano, conduce una ricerca che s’iscrive nella neoavanguardia spazialista. Fontana, suo mentore, elogia le Intersuperfici formate da tre tele sovrapposte monocrome e solcate da aperture prima irregolari e di forma organica, poi circolari e perfette. Queste opere sono la matrice di un’indagine pluridisciplinare che in dieci anni attraversa tutti i linguaggi artistici. Nel 1964 partecipa alla Triennale di Milano e l’anno successivo entra nel movimento Nuove Tendenze a Zagabria ed espone con i gruppi Zero e Nul.
Leggi tuttoNel 1966 è a Parigi, al XXI Salon des Réalités Nouvelles, alla Kunsthalle di Berna, alla Roland Gibson Art Foundation di New York ed è il più giovane artista italiano invitato alla Biennale di Venezia. Nel 1967 è alla Cinquième Biennale de Paris e alla Exposition Internationale des Beaux-Arts de Montréal. Dal 1968, la sua opera contempla la dimensione performativa, per analizzare il linguaggio mitico-politico e il rituale collettivo, anticipando il lungo periodo della Performance art. Negli ultimi due anni, seguendo una nuova linea di ricerca concettuale e radicale, crea ‘ambienti’ neri o bianchi, solcati da caratteri lapidari: la Tomba della geometria e la Piramide della metafisica sono esposte a Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 1970, nella grande rassegna Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960-70. Tra le più importanti retrospettive, quelle alla Galleria d’arte moderna di Bologna nel 1976 e a Palazzo Vecchio di Firenze nel 1983. È presente alle biennali veneziane nel 1972, 1976 e 1986. Le sue opere sono conservate in note collezioni pubbliche: alla GNAM di Roma, alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, alla GAM di Torino, al The Art Museum at SUNY Potsdam di New York e al Museum für Konkrete Kunst di Ingolstadt. Dal 2013 l’Associazione Archivio Paolo Scheggi, fondata dalla vedova dell’artista Franca Scheggi Dall’Acqua e da sua figlia Cosima, e curata scientificamente da Ilaria Bignotti, tutela e diffonde l’eredità della sua opera.
Nella foto a destra
© Credits: Massimo Listri