La sopraffazione

La sopraffazione

Afro Basaldella

Concessa da: Fondazione Archivio Afro

Materiale/Tecnica: tecnica mista su tela

Ubicazione: Sala delle Fabbriche di Paolo V

Anno di realizzazione: 1952

Anno di installazione: 2019

Descrizione dell'opera

«[...] Una forma pittorica può avere anche valore di apparizione? L’organismo rigorosamente formale di una pittura può contenere la leggerezza, il respiro di una evocazione, l’improvviso soprassalto della memoria? È questo per me il problema; in questo consiste la irrequietezza continua che mi stimola a dipingere [...]». (Afro 1954). Così l’artista esprimeva in quegli anni la sua idea del fare arte, rivelando la sua unicità, frutto di un sapiente e continuo interrogarsi sul suo lavoro. La sopraffazione, del 1952, viene presentata alla XXVI Biennale di Venezia, nello stesso anno in cui è dedicata ad Afro una sala personale. L’opera appartiene al periodo in cui l’artista aderisce al gruppo degli Otto formatosi attorno a Lionello Venturi. Il critico teorizzatore della poetica dell’astratto-concreto intendeva superare la polemica allora in atto fra astrattisti e realisti, al fine di difendere un’arte che, pur non rinunciando al dato reale, rivendicava una propria libertà espressiva. Afro ricorre al dato oggettivo, appiglio reale di ricordi vissuti e rielaborati, come stimolo per realizzare una pittura aggiornata ai nuovi linguaggi artistici che non rinuncia però alla lezione, soprattutto coloristica, dei maestri antichi. (Archivio Fondazione Afro)

L'artista

Afro Basaldella
(Udine 1912 - Zurigo 1976)

Afro Libio Basaldella, appena sedicenne, espone alla prima e unica mostra della Scuola friulana d’avanguardia. Nel 1930 entra in contatto con l’ambiente artistico sia milanese che della capitale, avvicinandosi al gruppo della Scuola romana. A Roma partecipa a varie edizioni della Quadriennale e nel 1936 prende parte alla sua prima Biennale di Venezia.

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Dopo l’esperienza della guerra e l’avvicinamento al neocubismo, si reca negli Stati Uniti nel 1949 per la mostra Twentieth Century Italian Art, al MoMA di New York, e l’anno successivo, sempre a New York, espone presso la Catherine Viviano Gallery, iniziando una collaborazione ventennale. Nel 1952 - 54 aderisce al gruppo degli Otto, guidato dal critico Lionello Venturi, mentre nel 1955 è presente alla prima edizione di Documenta a Kassel. L’anno successivo ottiene il premio come miglior pittore italiano alla Biennale di Venezia e nel 1958 prende parte, insieme ad artisti di fama internazionale come Appel, Arp, Calder, Matta, Miró, Moore, Picasso e Tamayo, alla decorazione della nuova sede del palazzo dell’UNESCO a Parigi. Nel 1960 è vincitore del premio Pittsburgh e del premio per l’Italia al Solomon R. Guggenheim Museum di New York. Gli rendono omaggio, con ampie retrospettive, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma nel 1978 e il Palazzo Reale di Milano nel 1992.

Nella foto a sinistra

© Credits: Massimo Listri