Achrome

Achrome

Piero Manzoni

Concessa da: Fondazione Piero Manzoni

Materiale/Tecnica: tela grinzata e caolino

Ubicazione: Sala delle Virtù

Anno di realizzazione: 1958 c.a

Anno di installazione: 2020

Descrizione dell'opera

Nell’autunno del 1957 Manzoni inizia la sua serie di quadri bianchi o meglio senza colore, che poco più di un anno dopo chiamerà Achromes. I primissimi lavori della serie sono ancora materici, unendo una sostanza gessosa a tele di iuta, dando quindi forma ad alcune linee geometriche. Subito dopo, nel 1958, utilizzando tele più leggere immerse in un miscuglio di gesso/caolino e colla, l’artista inizia a produrre le cosiddette ‘tele grinzate’, con più o meno pieghe, in diverse dimensioni. In particolare l’Achrome ora al Quirinale è certamente della piena maturità di questo ciclo, vista l’alta qualità della stesura della materia e poiché la riduzione del numero di pieghe sembra avviare le ricerche verso le ancora più essenziali ‘tele cucite’, che inizierà a produrre l’anno successivo. L’opera inoltre è provvista di una cornice originale, scelta dall’artista. Nel noto testo Libera dimensione del 1960 – anno in cui Manzoni inizia a utilizzare materiali sempre più sperimentali – l’artista spiega così il suo lavoro: «[…] Per questo io non riesco a capire i pittori che, pur dicendosi interessati ai problemi moderni, si pongono a tutt’oggi di fronte al quadro come se questo fosse una superficie da riempire di colori e di forme, secondo un gusto più o meno apprezzabile, più o meno orecchiato. […] Il quadro è finito: una superficie d’illimitate possibilità è ora ridotta ad una specie di recipiente in cui sono forzati e compressi colori innaturali, significati artificiali. Perché invece non vuotare questo recipiente? Perché non liberare questa superficie? Perché non cercare di scoprire il significato illimitato di uno spazio totale, di una luce pura ed assoluta? […]». E ancora in un’intervista dello stesso anno dichiara: «[…] Non mi interessa che la mia arte sia bella o brutta, mi interessa solo che sia vera. Qui ho tentato di creare un oggetto che catturi la luce, un oggetto privo di colore che si apra a ciò che è puro ed eterno. […]». (Rosalia Pasqualino di Marineo)

L'artista

Piero Manzoni
(Soncino 1933 - Milano 1963)

Cresce a Milano e inizia a dipingere a diciassette anni opere figurative. In giovane età, durante le vacanze ad Albisola in Liguria, conosce Lucio Fontana. Nel 1956 aderisce al movimento dell’Arte nucleare, esponendo a Milano quadri con sagome antropomorfe. A fine 1957 realizza i primi Achromes, grandi superfici bianche in gesso e tela, seguite l’anno successivo da altre opere, in tela grinzata o a quadrati, imbevute di materiale gessoso bianco che l’artista definisce caolino.

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Nel 1958 espone insieme a Lucio Fontana ed Enrico Baj, quindi inizia la collaborazione con Agostino Bonalumi ed Enrico Castellani; con quest’ultimo nel 1959 fonda la rivista «Azimuth» e la galleria Azimut. Le sue opere diventano più radicali: nello stesso anno produce le serie Linee, tracciate su strisce di carta, e Corpi d’aria. Nel 1960 presenta la Consumazione dell’arte, invitando il pubblico a divorare delle opere d’arte, ovvero a mangiare sul posto uova sode autenticate con la sua impronta digitale. Crea quindi nuovi Achromes, con materiali meno artistici, come il cotone idrofilo, il polistirolo fosforescente, il panno, il cloruro di cobalto o la seta. Nel 1961 firma per la prima volta degli esseri umani trasformandoli in Sculture viventi e consegnando loro un Certificato d’autenticità; realizza anche le Basi magiche, piedistalli sui quali chiunque può diventare un’opera d’arte. Nello stesso anno produce nuovi Achromes in fibra di vetro e sintetica, peluche, paglia, sassi, e pone in vendita novanta scatolette di Merda d’artista. A Herning, in Danimarca, compie una definitiva operazione concettuale, presentando il Socle du Monde: piedistallo capovolto a sostenere la Terra come se fosse un’opera d’arte. Dopo aver esposto in diverse mostre personali e collettive in Italia e all’estero e continuato la serie degli Achromes con nuovi materiali, come il pane, la carta da pacco e di giornale o i pallini di polistirolo, nel 1962, pochi mesi prima della sua prematura scomparsa a causa di un infarto, progetta la propria monografia: Piero Manzoni. Life and Works, libro d’artista dalle pagine trasparenti.

Achrome

© Credits: Massimo Listri