Composizione

Composizione

Marino Marini

Concessa da: Fondazione Marino Marini

Materiale/Tecnica: bronzo

Ubicazione: Sala delle Stagioni

Anno di realizzazione: 1956

Anno di installazione: 2019

Descrizione dell'opera

Marini afferma: «[…] poi, da ultimo, la tragedia c’è ma non è quasi più umana: il cavaliere è diventato un fossile, un elemento già bruciato, costruttivo. Perché alla fine, essendo bruciati, i cavalieri si cominciano a ricostruire, si ricreano delle linee, possono anche rovinare sul mondo ma rovinando si ricostruiscono, ritornano costruttivi perché altrimenti è la morte. Si deve ricominciare a costruire un’architettura vaga. Seguono delle idee lunari, degli spazi lunari: questo guarda il cielo o il sole, gira col sole. Cioè si tratta di una forma che riceve». In quest’opera resta soltanto un insieme di linee geometriche che ricordano la figura di un cavallo, che sembra provenire da spazi siderali. Un cavallo ormai senza scintilla vitale, quantomeno rinato carico di una vita a noi sconosciuta dopo la completa, tragica distruzione del mondo. Una piena stilizzazione delle forme e una geometrizzazione dei volumi fanno di questa scultura una delle punte massime di schematizzazione dell’opera di Marini, che però, grazie alla superficie lavorata e corrosa, resta legata a un certo gusto materico tipico dell’artista. Una forma libera da sovrastrutture, quasi una roccia aspra, che però mai si distacca dalla terra per divenire pura astrazione. (Fondazione Marino Marini)

L'artista

Marino Marini
(Pistoia 1901 - Viareggio 1980)

A diciassette anni si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove dimostra una stupefacente abilità nel disegno. Nel 1919 frequenta il corso di pittura di Galileo Chini e nel 1922 quello di scultura. Nel 1923 partecipa alla II Biennale di Roma. Al 1928 risale il primo viaggio a Parigi. Nel 1929 Arturo Martini lo chiama a succedergli nell’insegnamento di scultura all’ISIA di Monza. Iniziano le mostre all’estero e nel 1932 tiene la prima personale a Milano. Partecipa alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Milano e alla II Quadriennale di Roma, dove vince il Gran premio per la scultura.

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Proseguono i viaggi in Italia e all’estero. Nel 1942 un bombardamento distrugge il suo studio a Milano e ripara in Svizzera, dove stringe rapporti con artisti come Giacometti, Germaine Richier e Wotruba. Nel 1948 rientra a Milano e conosce il mercante Curt Valentin, quindi espone a New York. Negli anni Cinquanta è un artista affermato e ottiene molti riconoscimenti, tra cui il Gran premio internazionale di scultura alla Biennale di Venezia del 1952 e il Gran premio internazionale dell’Accademia dei Lincei nel 1954. Nel 1959 realizza una monumentale composizione equestre per una piazza dell’Aia. Nel 1979 inaugura il Centro di documentazione della sua opera nelle sale del Palazzo comunale di Pistoia. Nel 2018, la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia gli dedica un’importante retrospettiva.

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© Credits: Massimo Listri