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Marisa Merz
Descrizione dell'opera
È negli anni Settanta che Marisa Merz – dopo l’esordio torinese che con Living Sculpture apre la strada ai rivolgimenti dell’Arte povera, e il successivo progressivo defilarsi da ogni sorta di movimento – comincia a interessarsi al volto umano, reso in due o tre dimensioni in disegni e pitture o in sculture in creta, gesso, cera. Anche loro ‘sculture viventi’, le testine che accompagneranno l’artista per più di un quarantennio, e di cui questa in residenza al Quirinale è straordinaria testimone, si possono leggere come «visioni fatte emergere dalle profondità del Caos, dove la figura della Donna e il volto dell’artista si intrecciano e si mescolano» (Catherine Grenier), ma ancor meglio come «prefigure» (Tommaso Trini), la cui autonomia si sviluppa in un inedito chiaroscuro plastico che rimanda, differisce, qualsiasi forma finale (Rudi Fuchs). «Pensare le cose ‘senza forma’– scrive ancora Trini – permette di liberarle tanto dal reale quanto dall’irreale. Nella circolarità tra il chiaro e lo scuro, una forma finale può situarsi, rinascendo, all’inizio di ogni cosa». (Archivio Merz)
L'artista
Marisa Merz
(Torino 1926 - 2019)
Maria Luisa Truccato sposa l’artista Mario Merz nel 1960. Dopo la maternità e un periodo trascorso in Svizzera, nel 1967 debutta nel mondo dell’arte a Torino. Nel 1968 partecipa ad Amalfi alla mostra del movimento dell’Arte povera, teorizzato da Germano Celant, unica donna ad aderire. Le sue opere manifestano l’artigianalità del fare e una poetica legata all’infanzia della figlia Beatrice. Negli anni Settanta crea le prime grandi installazioni di carattere ambientale.
Leggi tuttoIl suo universo creativo continua a oscillare tra la dimensione personale e quella pubblica, tra arte e vita, attraverso un gioco di rimandi alla sfera domestica che caratterizza tutta la sua produzione. Negli anni Ottanta crea le testine, le pale d’altare polimateriche e le raffinatissime carte. Sino alla fine, nonostante la personale riservatezza, espone sia in Italia che all’estero. Partecipa a varie mostre collettive: alla Quadriennale di Roma nel 1973 e alla Biennale di Venezia nel 1972, 1976, 1980, 1986, 2001, 2013; nel 1981 al Pompidou di Parigi, nel 1982 a Palazzo delle Esposizioni di Roma e a Documenta di Kassel, dove torna nel 1992. Dalla Biennale di Venezia riceve nel 2001 il premio speciale della giuria e nel 2013 il Leone d’oro alla carriera. Le dedicano mostre antologiche molti musei, tra cui il Pompidou di Parigi, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, il MACRO di Roma, il Madre di Napoli e il Metropolitan di New York. Le sue opere sono anche nelle collezioni della Tate Modern di Londra, del Castello di Rivoli e della GAM di Torino, del MAXXI di Roma. Dal 2005 la Fondazione Merz promuove la sua opera e dal 2007 l’Archivio Merz ne segue la catalogazione.
© Credits: Massimo Listri