Falkland
Bruno Munari
Descrizione dell'opera
Per la progettazione di una lampada a soffitto di grandi dimensioni, che occupi, per lo stoccaggio e il trasporto, poco spazio, Munari individua felicemente un materiale particolare ed esplora le potenzialità di aziende che trattano tessuti tubolari ed elastici. Ed ecco, trasgressivamente, il suo uso di macchine per fabbricare calze da donna per produrre la Falkland, che si caratterizza per il suo accentuato verticalismo, grazie proprio a un lungo tessuto elastico (da qui il suo secondo nome, Calza), scandito da anelli metallici di diverso diametro. (Anty Pansera)
L'artista
Bruno Munari
(Milano 1907-1998)
Alla fine degli anni Venti si avvicina al secondo futurismo, partecipa a mostre collettive a Milano, alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma. Del 1930 la prima scultura ‘aerea’ che si trasformerà nel 1933 nella serie delle Macchine inutili. Dal 1930 al 1937 apre con Ricas lo studio R+M, progetta lavori pubblicitari per Campari e nel 1937 la veste editoriale de Il poema del vestito di latte di Marinetti. Si distacca progressivamente dal gruppo futurista e nel 1948 è tra i fondatori del Movimento arte concreta.
Leggi tuttoLa sua ricerca ha spesso finalità pedagogiche, come dimostrano i giocattoli didattici ideati con il pedagogista Giovanni Belgrano. All’attività artistica affianca sperimentazioni cinetiche e nel 1962 coordina per l’Olivetti la prima mostra Arte programmata. Arte cinetica. Opera aperta. Opere moltiplicate. Progetta per Pirelli i giocattoli Gatto Meo-Romeo (1949) e Scimmietta Zizì (1952), con cui vince il Compasso d’oro nel 1954. Vari gli oggetti per Danese, come il portacenere Cubo (1957) e la lampada Esagonale (1959). È autore di Arte come mestiere (1966), Design e comunicazione visiva (1968), Artista e designer (1971), Da cosa nasce cosa (1981) e di 12 Prelibri per i bambini che ancora non sanno leggere. Il suo interesse per l’infanzia si concretizza anche nell’Abitacolo del 1971, Compasso d’oro nel 1979. Numerose le monografiche dedicate alla sua opera. Nel 1974 ha una menzione all’Accademia delle scienze di New York, nel 1985 è premiato dalla Japan Design Foundation, nel 1995 è insignito del Compasso d’oro alla carriera.
© Credits: Massimo Listri