Nero

Nero

Alberto Burri

Concessa da: Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri

Materiale/Tecnica: cellotex, acrilico, pietra pomice su compensato

Ubicazione: Sala di Augusto

Anno di realizzazione: 1988

Anno di installazione: 2020

Descrizione dell'opera

Burri ‘il pittore dei sacchi’: l’artista ha combattuto una vita per contrastare questa definizione che riteneva un luogo comune nel quale egli non si è mai riconosciuto. Ha sempre sostenuto che i materiali non sono il fine ma solo il mezzo di espressione per ottenere e definire le forme e lo spazio nel quadro. Non viene in soccorso in tale occasione quello che il colore nero simboleggia nella nostra società, che lo abbina all’infelicità, al dolore, al lutto. Per comprendere i Neri di Burri occorre considerare che egli intende riportare l’attenzione su quanto sta avvenendo nella società degli anni Ottanta e che si riflette anche nell’arte, basti pensare allo yuppismo, la filosofia dell’apparire in luogo di quella dell’essere. Tale atteggiamento in pittura si traduce in un ritorno al figurativo, depredando e decontestualizzando dipinti dei grandi maestri del passato, definito citazionismo. Il pittore, così restio a dar titoli alle sue opere, giunge a titolare l’insieme dei quadri neri presentati alla Biennale del 1988 Annottarsi, considerandolo il contrario di aggiornarsi. Burri è riuscito a dimostrare come due neri diversi, vicini, possano essere altrettanto formidabili, altrettanto colorati, al pari degli altri. Il colore nero con tutte le sue sfumature e capacità evocative è presente in ogni stagione del suo percorso artistico e ne segna perentoriamente l’inizio con Nero 1 del 1948 e la fine con i Grandi Neri degli anni Novanta. (Chiara Sarteanesi)

L'artista

Alberto Burri
(Città di Castello 1915 - Nizza 1995)

Laureato in medicina, inizia a dipingere da prigioniero, durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1948 intraprende le prime ricerche astratte con l’impiego di materiali extra-pittorici. Ai Bianchi, ai Catrami, ai Gobbi, alle Muffe e ai Sacchi dei primi anni Cinquanta, seguono le Combustioni, i Ferri e i Legni, dagli anni Sessanta le Plastiche, mentre i Cretti e i Cellotex caratterizzano la sua attività degli ultimi vent’anni. La rivoluzione linguistica di Burri influenza molti movimenti artistici degli anni Sessanta e Settanta, non solo italiani. Nel 1978 crea la Fondazione Burri a Città di Castello.

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Nel 1985 inizia il Grande Cretto che ricopre le macerie di Gibellina. Tra le mostre, si ricordano le numerose partecipazioni alla Biennale di Venezia, dal 1952 al 1960, quando vince il premio AICA, e ancora nel 1966 e nel 1968, dal 1984 al 1988 e nel 1995, a Documenta di Kassel nel 1959, 1964, 1982. Fra le personali, la prima al Carnegie Institute di Pittsburgh nel 1957, itinerante negli USA, nel 1959 le mostre al Palais des Beaux-Arts di Bruxelles e al Museum Haus Lange di Krefeld.

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© Credits: Massimo Listri